Città fantasma (?)

Potrei cercare su Internet una bella frase sull’importanza di raccontare storie, copiarla, incollarla e partire da lì. C’è di sicuro qualcuno più esperto di me che ne ha parlato, che magari ci ha scritto saggi e articoli e ci ha tenuto lezioni universitarie. Tutta la mia esperienza con il raccontare e ascoltare storie è, semplicemente, la stessa del resto della razza umana: averle raccontate, averle ascoltate.

Raccontare storie è qualcosa di viscerale. Si comincia da piccoli, leggendo (facendosi leggere) libri di favole, seccando il primo adulto che capita a tiro per fargliene inventare una, inventandone noi stessi mentre giochiamo da soli o in compagnia, con bambole o senza, ad alta voce o in silenzio, scrivendo oppure no.

Non sono solo i bambini a raccontare, o a chiedere di raccontare. Lo facciamo tutti, tutti i giorni. Lo fa la vecchia signora sul treno, pronta a mostrarci le foto dei suoi nipotini (tre, due maschi e una femmina) che sta andando a trovare dopo tanto tempo. Lo fa il signore in metropolitana che si lamenta ad alta voce di quanto fanno schifo i mezzi pubblici, ché sono venti minuti che aspetta e ha un appuntamento di lavoro importante, eh, mica ha tempo da perdere, lui. Lo fa la compagna del liceo che non ti è mai stata simpatica ma ormai vi siete incontrate e andate pure nella stessa direzione, e quando le chiedi come sta ti tira fuori l’intera storia della sua vita a partire dal momento in cui vi siete salutate e hai sperato di non rivederla mai più.

La verità è che le persone sono storie, e se si guarda bene tutta la nostra vita gira intorno ad esse. Leggi tutto “Città fantasma (?)”