Nuovi spazi educativi per i giovani
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Domande alle istituzioniPremesse1. I progetti di prevenzione e recupero della dispersione hanno sperimentato a lungo ed in situazioni diverse nuove configurazioni pedagogiche tutte all’insegna della integrazione di diverse dimensioni dell’intelligenza, delle esperienze, delle relazioni. 2. In modi diversi ogni progetto ha sperimentato la cooperazione tra ambienti di apprendimento diversi e figure professionali diverse quali requisiti indispensabili a produrre integrazione reale ed efficacia educativa. 3. Molte scuole sperimentano correttivi significativi ad una organizzazione centrata sulla configurazione classica aula, cattedra, banco. Questi esperimenti, anche significativi, in genere non sono stati in grado di produrre cambiamenti permanenti nelle organizzazioni e nelle metodologie e non sono stati neppure in grado di produrre risposte emergenziali efficaci. 4. Il Progetto Chance ha avuto il privilegio di poter realizzare in un contenitore unitario e sperimentale l’integrazione di diverse dimensioni dell’apprendere e del crescere ed a questo deve alta efficacia nel recupero e capacità di produrre cittadinanza in giovani emarginati e nelle loro famiglie. Domande1. La domanda pedagogica che il progetto pone e cui ha dato una riposta è se il contenitore istituzionale della scuola attuale possa reggere il peso e le tensioni prodotte dalla presenza di un campo di forze così intenso: la tempesta di sviluppo propria degli adolescenti, le tensioni sociali relative all’emarginazione, le tensioni emotive relative all’interazione di culture professionali diverse. 2. La domanda istituzionale è se sia possibile costruire una istituzione di tipo nuovo in grado di assumere la dimensione dell’integrazione e della sperimentalità come dimensioni fondanti. Linee evolutive1. La risposta che in qualche modo è prefigurata nella esperienza di Chance e di altri progetti è che questo sia possibile coniugando il coinvolgimento di comunità e servizi territoriali con l’utilizzo di strumenti legislativi e normativi di tipo nuovo. 2. Questo contenitore istituzionale deve assumere come missione e come limite: a) gli standard di competenza necessari alla cittadinanza; b) la cornice dell’obbligo scolastico fino a 16 anni; c) l’autonomia funzionale delle scuole, le autonomie locali, il principio di sussidiarietà 3. Le metodologie di lavoro all’interno di questa istituzione sono quelle delle comunità di pratiche, di gruppi interprofessionali legati dalla condivisione di percorsi di esperienza, di relazioni, di riflessione, supportati – nei diversi settori – dal mondo della scienza e della ricerca. Tali metodologie si estendono agli stessi utenti che vengono coinvolti in un processo di crescita personale e di attivazione civile stabilendo con essi relazioni ed obbligazioni che si sintetizzano in patti formativi continuamente rinnovantisi. 4. Su un piano operativo questo coinvolge ed impegna le istituzioni in una azione non episodica. I comuni, nelle loro articolazioni territoriali, devono coinvolgere operativamente le comunità ed i servizi locali sia nella dimensione di supporto operativo, sia in una dimensione di pedagogia sociale e partecipativa; le province devono fornire il loro apporto nel campo della organizzazione di interventi orientativi e formativi; le regioni devono fornire programmazione nell’utilizzo di risorse e servizi formativi a vari livelli; infine lo Stato centrale nelle sue articolazioni (pubblica istruzione, politiche sociali, politiche del lavoro) deve fornire le cornici normative e le risorse perché sia possibile realizzare nei territori vera integrazione e programmazione efficace delle risorse; Università e ricerca scientifica dovrebbero essere sistematicamente presenti a sostenere i processi di riflessione sulle esperienze e a consolidare le buone prassi attraverso adeguate verifiche. 5. Non si tratta di una lavoro facile o di breve durata, forse in questo momento si può semplicemente proporre che la questione sia messa nelle agende delle diverse istituzioni e che sia stabilito un tavolo di lavoro per formulare ipotesi e proposte. |
La struttura del convegnoIl convegno parte dal dato di fatto di un cambiamento istituzionale fondante quale l’istituzione della Sezione Aggiunta Sperimentale all’Istituto Professionale “Davide Sannino” di Ponticelli. Tale evento viene presentato dal Dirigente della nuova Istituzione e dal Direttore Generale dell’USR per la Campania. Questo evento, unico del genere, si inserisce in un movimento che unisce realtà di intervento in città e situazioni diverse: Torino, Roma, Trento, Verona, Reggio Emilia, Napoli a dimostrazione che le problematiche affrontate non sono un retaggio locale o un residuo del passato, ma una problematica viva e vitale per la ricerca pedagogica. L’intervento del Coordinatore della rete delle scuole della seconda occasione offre ai rappresentanti istituzionali elementi di riflessione che vanno oltre le realtà locali. La sessione viene coordinata dal Prof Valerio, che ha a lungo collaborato con il progetto fin dalla sua fondazione; delegato del Rettore, rappresenta il possibile apporto scientifico dell’Università Dopo l’intervento dei responsabili istituzionali viene realizzata la tavola rotonda tra i responsabili istituzionali che possono avere un ruolo operativo nella realizzazione di una istituzione integrata. La tavola rotonda viene Coordinata da Marco Rossi Doria, uno dei fondatori del progetto che oggi è parte della segreteria tecnica del sottosegretario preposto allo sviluppo dell’obbligo scolastico, e viene introdotta dalla prof Annamaria Ajello che collabora in vario modo al progetto fin dalla fondazione. La prof. Ajello affronta il tema dei fondamenti pedagogici e psicologici di in un progetto integrato: la complessità dei processi di crescita tra ambienti di apprendimento diversi e diverse intelligenze. Intervengono gli assessori delle diverse istituzioni e dei diversi settori: per primo l’assessore alle politiche sociali che rappresenta l’istituzione che fino ad oggi ha reso possibile la realizzazione del progetto con sistematici e cospicui finanziamenti e che rappresenta in futuro la presenza della comunità locale, un sociale che non è consumo di risorse, ma ricchezza e risorsa per lo sviluppo della città. La dirigente Scolastica Vera Manacorda, responsabile pedagogico del progetto illustra le caratteristiche peculiari del progetto e i problemi gestionali connessi. Intervengono gli assessori comunali, provinciali, regionali che in vario modo sono già coinvolti nella realizzazione del progetto e che potrebbero assumere in futuro un ruolo di responsabilità nella promozione di una nuova istituzione. Un particolare rilievo assume in questo quadro la presenza del Dipartimento SocioSanitario della ASL NapoliUno in quanto il benessere a scuola rappresenta un campo di prevenzione sociosanitaria relativamente alla quale è importante stabilire collaborazioni ed intese che consentano interventi precoci e a largo spettro. La prof Adamo, infine rappresenta il gruppo interistituzionale che per nove anni ha retto l’integrazione possibile tra diverse professioni ed istituzioni ed in particolare rappresenta il punto di vista della ricerca e della psicologia clinica che ha contribuito in modo fondante allo sviluppo del progetto e che dovrebbe avere un ruolo altrettanto forte in una istituzione complessa. Al termine della tavola rotonda vengono presentati i lavori di gruppo che vedranno come protagonisti i professionisti che interagiscono nella realizzazione di progetti educativi complessi. Il dirigente del servizio Politiche per i Giovani, dottor Giovanni Attademo introduce il tema dei servizi educativi territoriali; il docente Cesare Moreno, tra i coordinatori e fondatori del progetto Chance, introduce i lavori dei gruppi che rappresentano una costellazione di iniziative e sottoprogetti che sono necessari alla vita del lavoro di recupero socio-educativo e promozione di cittadinanza. Nella pausa i convegnisti potranno visitare il G-BUS che rappresenta uno strumento simbolicamente importante di promozione della cittadinanza giovanile affidato ai giovani stessi. I gruppi di lavoro rappresentano - solo in parte data la ristrettezza del tempo e delle risorse – la vasta rete delle collaborazioni e degli scambi professionali intessuta nella città e in altre regioni italiane: nel gruppo Interventi territoriali saranno presenti l’istituzione Minguzzi di Bologna che realizza un intervento di prevenzione sociosanitario ‘benessere a scuola’; la ‘città educativa’ di Reggio Emilia con la quale è stata realizzata una importante collaborazione riguardo alla formazione docenti e agli stage formativi per i giovani; Il gruppo Progetti educativi territoriali presenta la principale estensione del progetto, ciò che molti considerano una appendice e “misura di accompagnamento” è invece il contenitore dell’intero progetto: il progetto educativo territoriale è il luogo di apprendimento e di realizzazione della cittadinanza, il luogo di interazione positiva con l’ambiente sociale che non viene vissuto come esterno e nemico ma come protagonista del processo educativo. Nel gruppo Scuole della seconda occasione saranno presenti i rappresentanti della rete delle scuole della seconda occasione. I progetti Formativi integrati (OFIS) rappresentano l’esperienza più significativa di trasferimento delle metodologie del progetto a contesti istituzionali diversi; un’esperienza di quattro anni ricca di insegnamenti derivanti da buone pratiche ma anche da insuccessi e difficoltà. A questo gruppo sono stati invitati i rappresentanti di molte scuole che realizzano i progetti formativi integrati finanziati dalla regione nell’ambito della realizzazione sperimentale dell’obbligo formativo. Il gruppo di lavoro “Genitori attivi” rappresenta un importante lavoro di sostegno alla genitorialità che è indispensabile a realizzare un patto formativo efficace e che potrebbe essere un importante terreno di collaborazione con gli interventi sociali per la lotta alla povertà e all’emarginazione. |